I Palazzi storici di Benevento

Giacomo De Antonellis

 

I Palazzi storici di Benevento

“Le dimore urbane delle famiglie eminenti e benestanti, che si denominano correntemente ‘palazzi’, si formano a partire da fine secolo XIV e, in dimensioni ragguardevoli e forme architettoniche originali, soprattutto, tra il XVI e XVIII secolo”: così si legge nella nota introduttiva alla ri­cerca inedita di Franco Bove sulla Edilizia abitativa in Be­nevento: il Palazzo storico (2015). Senza dubbio un notevole ruolo in tal senso fu svolto dal potere politico ed economico di quella parte dell’élite cittadina la quale non soltanto possedeva risorse finanziarie (grazie a feudi o attività artigianali) o fruttuosamente gestiva cariche di prestigio ma soprattutto aveva idee chiare e sottofondo culturale. In passato tutto era nelle mani della Chiesa sempre attenta agli equilibri tra la forza del patriziato e le spinte popolari Nell’enclave pontificia infatti la maggioranza degli edifici e delle aree non urbanizzate apparteneva a parrocchie, monasteri e ogni altra istituzione religiosa, tutti enti poco inclini ad alienare i terreni di proprietà. Per secoli la Chiesa locale si era giustificata con la necessità di avere mezzi sufficienti per assistere la povera gente garantendo alloggi e orti ai più deboli, e tale sistema era servito a mantenere una sorta di pace sociale evitando scompensi e disagi economici tra le classi. La crescita dei ceti benestanti in termini aristocratici e mercantili cominciò a mutare questa situazione. In tal modo, specialmente tra il Settecento e l’Ottocento, si andò accentuando un processo di espansione civile e patrimoniale della città reso evidente soprattutto da nuove e pregevoli costruzioni che arricchirono l’estetica delle sue principali strade.

Per questa nostra passeggiata tra i principali edifici beneventani abbiamo privilegiato diciotto esemplari, ritenendoli apprezzabili sotto il profilo architettonico e in ottimale stato di manutenzione. Non abbiamo preso in considerazione ambienti, benché storicamente validi, che oggi appaiono in precarie condizioni strutturali oppure hanno subito modifiche tali e tante da alterarne l’iniziale fisionomia. Citiamo tra queste le dimore delle famiglie Annuba, Bilotta, Bosco Lucarelli, Capasso, Capobianco, Carissimo, Colle de Vita, Coscia di Paduli, de Nicastro, della Vipera, de Vita, Mascambruno, Morra, Orsolupo-Jorio, Pallante, Parisio, Recupito, Roscio, Rotondi, Sabariani, Schinosi (l’esterno è stato restaurato di recente), Sellaroli, Torre, Ventimiglia.

A completare l’intero quadro, pur trattandosi soltanto di residenze estive, vanno certamente inserite in questa rassegna per la loro rilevanza architettonica e paesaggistica, tre costruzioni caratteristiche poste sulla collina della Pace Vecchia: la Villa dei Papi, storica dimora usata nei mesi caldi dagli arcivescovi beneventani passata alla famiglia D’Agostino prima di venire utilizzata come centro di formazione economico, la panoramica Villa Bice dei conti Collenea Isernia sorvegliata a mo’ di sentinelle da una coppia di ultrasecolari cedri del Libano, e il Casino di caccia a San Liberatore.

Sono ovviamente esclusi da questa rassegna gli edifici istituzionali edificati dopo l’Unità. Qualche esempio tipico: la Prefettura su disegno di Pietro Paolo Quaglia di fine ‘800 e conclusione nel 1911 con firma di Nicola Brescia; la Ca­mera di commercio dell’architetto Mario Gioia nella prima parte del Novecento; le dismesse sedi provinciali di enti pubblici quali l’Inps e l’Inail, quest’ultima progettata du­rante il Ventennio fascista da Roberto Pane che ne esaltò il frontale con due statue di Saverio Gatto, l’anonimo edificio realizzato nel 1971 per una inesistente filiale provinciale Banca d’Italia, la moderna Villa Colomba sul viale Atlantici e il Villino Meomartini in stile eclettico del 1886 (immagine a fine capitolo, seguita dagli stemmi del Comune e della Amministrazione provinciale di Benevento), annientato dopo l’ultima guerra dentro una gabbia di cemento progettata in funzione di “civile abitazione”. Per non parlare degli edifici sacri tipo Conventi (San Domenico, Sant’Agostino, Santa Caterina, San Pasquale, San Vittorino. Orsoline) ormai adibiti a finalità diverse del tutto lontane da quelle assunte al loro sorgere. Non si trova incluso nella presente escursione il fortilizio del Castello fatto erigere dagli amministratori apostolici nel 1321 sulla base di un fortilizio romano, che tutti conoscono come Rocca dei Rettori, ampliata nel tempo con un palazzo e annesso giardino prima di diventare sede della Provincia.

Approfondiamo adesso questo discorso procedendo, sia pure in termini sintetici, all’analisi di una serie di abitazioni e ville che hanno esaltato l’edilizia sannita. In linea generale si tratta di immobili che dimostrano, in particolare con la cura di balconi scalinate saloni e giardini, la magniloquenza di talune famiglie beneventane che le costruirono o se ne servirono per esprimere il proprio potere sociale.

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Collana di storia locale “Samnium”